L’aumento della temperatura del Pianeta determina cambiamenti e impatti crescenti sulla Terra e in particolare nelle aree urbane, mettendo a rischio la vita delle persone con sempre più intense e frequenti alluvioni, ondate di calore, periodi prolungati di siccità, venti forti e provocando danni a infrastrutture, spazi pubblici e edifici.
Il caldo
Roma ha visto negli ultimi anni cambiamenti significativi in termini di aumento delle temperature e di variazioni nell’andamento delle precipitazioni.
I dati Istat mettono in evidenza una tendenza alla crescita della temperatura tra il 1971 e il 2021, con i valori più alti registrati nell’ultimo decennio.
Climate stripes: i colori del riscaldamento climatico a Roma
Le climate stripes sono una raffigurazione grafica del clima che cambia inventata dallo scienziato Ed Hawkins dell’Università di Reading. Le strisce per Roma, elaborate dalla alla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC) con modelli climatici avanzati ad alta risoluzione, rappresentano per ogni anno la differenza tra la temperatura atmosferica superficiale annuale e il valore medio della medesima temperatura calcolato sul periodo 1991-2020 nel Comune di Roma. Se le strisce sono rosse vuol dire che siamo sopra il valore medio del periodo 1991-2020 (più caldo della media), se sono blu siamo sotto la media.
Roma, capitale anche del caldo
A Roma l’aumento del caldo è più marcato rispetto a tutti gli altri capoluoghi di regione italiani. La temperatura media del periodo di riferimento 1991-2020 è stata di 17,2 °C, mentre gli anni più recenti hanno visto importanti incrementi di temperatura, con il 2024 che si attesta sui 19,7°C, un aumento di 2,5°C rispetto ai trent’anni precedenti.
In particolare, sono in aumento il numero di giorni torridi (ossia i giorni con temperatura massima maggiore di 35 °C) e di notti tropicali (con temperature che di notte non scendono sotto i 20°C). Il 2024 ha visto 27 giorni torridi e 16 notti tropicali in più rispetto al periodo di riferimento 1991-20
La Capitale è anche in testa tra le città italiane per la più alta anomalia rispetto all’indicatore della durata dei periodi di caldo (ondate di calore) nel 2024, con + 28 giorni rispetto al periodo 1991-2020. E, in parallelo, si è pressoché azzerato il numero di giorni con gelo, andando ad indicare come il forte riscaldamento riguardi non soltanto l’estate ma anche l’inverno.
L’effetto isola di calore urbana
Le isole di calore urbane si verificano quando le temperature in città risultano significativamente più alte rispetto alle aree verdi e agricole circostanti. Questo effetto è causato dalla densità edilizia, dalla presenza di superfici impermeabili come asfalto e cemento, dalla scarsa vegetazione e dall’accumulo di calore negli edifici.
La mappa mostra in rosso scuro le zone con più alta densità di edifici, scarsa presenza di verde e impermeabilizzazione dei suoli con superfici in asfalto dove si ha un più rilevante effetto di isola di calore urbana che può portare ad avere temperature di oltre cinque gradi maggiori che nelle aree in blu nella mappa.
Più caldo anomalo, più malanni e rischi urbani
Le indagini epidemiologiche (ovvero indagini sulla frequenza con cui si manifestano le malattie e le condizioni che favoriscono od ostacolano il loro sviluppo) mettono invece in evidenza le conseguenze dell’esposizione a condizioni di elevate temperature e ondate di calore, con effetti sulla mortalità delle persone più anziane e vulnerabili.
Inoltre l’incrocio delle analisi statistiche con la cartografia urbana mette in evidenza con sempre maggiore chiarezza le aree della città e i quartieri dove con più frequenza si registrano impatti rilevanti che mettono a rischio le persone, gli edifici, le infrastrutture.
Il disagio termico
Il disagio da calore non dipende soltanto da alte temperature ma anche dall’umidità relativa. L’effetto combinato di queste due variabili può influenzare il benessere climatico delle persone. Nel seguente grafico sono rappresentati, a scala mensile, i giorni con forte disagio termico, cioè con temperatura percepita maggiore di 45°C, cioè la soglia più estrema della scala di disagio termico.
Le piogge
Sta cambiando anche l’andamento delle piogge, con anni piovosi che si alternano ad anni poco piovosi, l’allungamento dei giorni senza precipitazioni e, al contempo, dell’intensità delle precipitazioni in alcune giornate.
La precipitazione totale annua è stata pari in media a 807 millimetri nel periodo 1971-2000, per poi scendere a 783 nel periodo 2011-2021. Il 2017 e il 2020 sono stati gli anni meno piovosi con, rispettivamente, 527 mm e 601 mm, mentre il 2014 è stato l’anno più piovoso con 1.116 mm. Anche gli ultimi anni hanno visto poche precipitazioni: con circa 600 mm annui, il 2024 è stato un anno relativamente secco.
Un confronto tra l’anno 2021 e la media del periodo 1981-2010, evidenzia come i giorni con precipitazione molto intensa (maggiore di 20 millimetri) aumentino di 4 giorni, mentre l’indicatore precipitazione nei giorni molto piovosi (che misura la concentrazione del fenomeno) è a Roma pari a +47mm rispetto alla media del periodo 1981-2010, a dimostrare come la pioggia si concentra sempre di più nei giorni molto piovosi, con conseguenze negative di gestione dei fenomeni.
Disagi e danni alla città provocati dall’acqua
Roma è anche il Comune in Italia che secondo le statistiche più sta subendo gli impatti legati all’aumento della frequenza e intensità di alluvioni e piogge intense.
La conseguenza è visibile negli allagamenti da piogge intense che periodicamente bloccano metropolitane, treni regionali, trasporto pubblico di superficie e che fermano il traffico nei sottopassi e nelle strade, con interventi della protezione civile per mettere in sicurezza i luoghi e le persone. E anche nelle sempre più frequenti giornate con venti forti, oltre a trombe d’aria e mareggiate sul litorale costiero.